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Dalla parte della Vita Stampa E-mail

DALLA PARTE DELLA VITA

Fra Alberto Onofri F.F.B.
Rivista bimestrale "Gesù confido in Te" n.13 Marzo - Aprile 2010 pp.34 -37

La maggior parte dei cattolici respira un’aria di avversione alla vita, nel posto di lavoro, nelle scuole, per la strada, sui mass - media e anche in famiglia, tutto sembra ormai gridare: "che valore ha la vita di un embrione? Non sono forse solo cellule?"
I cattolici oggi si sentono naufragare nell’avversità di una opinione pubblica che dà l’impressione di confinarli in un ghetto "a favore della vita".

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Il magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI invece evidenzia che proprio nella lotta per affermare l’importanza della vita dal suo concepimento al suo spegnersi si gioca non solo la credibilità della nostra fede, ma anche il destino dell’umanità.
Ciò che fino a pochi decenni fa veniva considerato un "mistero" osservabile solo dall’esterno, oggi è possibile osservarlo anche su alcuni video condivisi su internet. Il "processo" della generazione umana sembra non avere più misteri per l’uomo comune.[...]. Tutto questo avanzamento scientifico ha portato con sé frutti positivi e negativi.[...] Cerchiamo di capire perché la Chiesa si impegna in modo così forte a favore della vita.
L’informazione scientifica evidenzia che, in situazione di fecondità dell’uomo e della donna, la cellula femminile e quella maschile, dopo un rapporto coniugale, si incontrano all’interno dell’apparato femminile.
Questo incontro prevede che il contenuto (cromosomi) della cellula maschile (spermatozoo) si fonda nella cellula femminile (ovocita) e con il suo contenuto (cromosomi) formino un’unica cellula.
La ricombinazione delle combinazioni genetiche dello spermatozoo con quelle dell’ovocita porta alla formazione di un nuovo "progetto" genetico, di sesso definito (maschio o femmina), del tutto originale e irripetibile, che proseguendo nel suo percorso di "riproduzione cellulare" nelle sue varie fasi, porterà alla formazione di un "embrione" e poi di un "feto" fino a giungere alla fase del parto.
E’ importante a questo punto soffermarci su alcune riflessioni: il patrimonio genetico originale che si è formato nella prima cellula, da un punto di vista biologico, appartiene ad una specie precisa: all’homo sapiens sapiens, detto in modo più comune, appartiene alla nostra specie umana. Non ci possiamo aspettare diversi risultati al momento della nascita se non un neonato con le caratteristiche tipiche dell’essere umano. Tutte le caratteristiche di questo "progetto cellulare" ne indicano la sua originalità, la sua continuità nello sviluppo, la sua identità e la sua unità.
Sorge spontanea una domanda: come mai è così importante soffermarci a sottolineare tutti questi aspetti scientifici e tecnici? La risposta è molto semplice: l’informazione scientifica evidenzia che il principio della vita umana con le sue caratteristiche ci parla delle caratteristiche della persona: originalità, continuità, unità, identità. La chiesa nei suoi documenti ha voluto approfondire la fase iniziale della vita per comprendere fino in fondo e rendere ragione del perché dobbiamo difendere la vita in tutte le sue fasi. Queste informazioni sono importanti non solo per "l’inizio vita" ma anche per "il fine vita".
Ma quali criteri morali utilizza la chiesa per tutti gli interventi sulla vita umana che la scienza intende fare? In un documento fondamentale (istruzione) della Congregazione per la dottrina della fede dal titolo Donum vitae vengono espressi i criteri fondamentali per una valutazione morale secondo l’insegnamento della chiesa:" Tali criteri sono il rispetto, la difesa e la promozione dell'uomo, il suo diritto "primario e fondamentale" alla vita, la sua dignità di persona, dotata di un’anima spirituale, di responsabilità morale e chiamata alla comunione beatifica con Dio" (DV, introduzione 1). Questi criteri evidenziano che la chiesa si impegna affinché venga rispettato sempre l’uomo in tutte le sue dimensioni. E’ bene evidenziare questa "intenzione fondamentale della chiesa" e così dipanare ogni dubbio e ogni accusa di antiscientificità di cui viene tacciata.
Intorno al discorso dell’inizio vita sono legate tantissime altre problematiche come la fecondazione in vitro, il congelamento degli embrioni, l’utilizzo degli embrioni avanzati (soprannumerari) per utilizzare le cellule staminali e così via fino a giungere al problema della clonazione.
Come possiamo notare la ricerca scientifica non può escludere l’etica del discernimento sulla bontà o meno della sua ricerca sulla vita. Tra i criteri che la chiesa propone, il rispetto della persona, la sua difesa e la sua promozione sono al centro delle sue preoccupazioni.
Nella nostra riflessione ci soffermiamo in particolare sul problema dell’aborto.
Nella mentalità comune il processo della vita non sembra avere un significato etico, tanto che oggi l’aborto viene visto da medici e da pazienti come una delle "soluzioni" più semplici per rimediare agli "sbagli" involontari avvenuti tra un uomo e una donna. Ormai le storie si replicano come un male sociale diffuso, molti ginecologi dopo la prima ecografia già "predicono" sventure sul nascituro, incutendo così un timore "eugenetico" (selezione della razza) infondato. Sembra che i "custodi della vita" , come il Giuramento di Ippocrate presentava i medici, siano diventati invece i "dispensatori della morte". E’ evidente che la chiesa lotti tenacemente contro l’errore evidente dei medici abortisti. Dal primo momento del concepimento, la cellula fecondata (zigote) va assolutamente difesa perché il suo patrimonio genetico irripetibile, ci sta dicendo che siamo davanti ad una persona con tutto il diritto di essere difesa fino alla sua nascita. La chiesa si premura di difendere chi non ha voce, chi è debole.
Giovanni Paolo II gridò al mondo intero quanto questa missione della chiesa fosse fondamentale; nella sua enciclica Evangelium vitae dice: "All'aurora della salvezza, è la nascita di un bambino che viene proclamata come lieta notizia: "Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc 2, 10-11). A sprigionare questa "grande gioia" è certamente la nascita
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del Salvatore; ma nel Natale è svelato anche il senso pieno di ogni nascita umana, e la gioia messianica appare così fondamento e compimento della gioia per ogni bimbo che nasce (cf. Gv 16, 21)."(EV n.1). Consapevole della sua missione e della sua importanza, il papa ribadisce che l’aborto è un male pernicioso, una piaga sociale, un vero e proprio omicidio, viste le cifre annuali (mediamente 143.899 aborti l’anno dal 1986 al 2006. Dati ISTAT) siamo forse in grado di chiamare questo fenomeno sociale un vero e proprio "genocidio silenzioso".
Afferma il Papa:" Ad essere calpestata nel diritto fondamentale alla vita è oggi una grande moltitudine di esseri umani deboli e indifesi, come sono, in particolare, i bambini non ancora nati."(EV n.5) proprio per questa loro debolezza nel non potersi difendre la chiesa "allega" a questo silenzioso delitto una pena canonica tra le più dure: la scomunica latae sentenziae (Codice di Diritto Canonico n. 1398), ovvero una scomunica "automatica", senza bisogno di un processo, che non tutti i sacerdoti possono rimettere ma solo coloro i quali hanno ricevuto la facoltà di ammettere il penitente alla chiesa, in genere sono i vescovi delle Diocesi, i loro canonici penitenzieri (in genere uno per diocesi) ed eventualmente, a discrezione del Vescovo, i parroci.
Ma sentiamo cosa dice Giovanni Paolo II in proposito:" La scomunica colpisce tutti coloro che commettono questo delitto conoscendo la pena, inclusi anche quei complici senza la cui opera esso non sarebbe stato realizzato: con tale reiterata sanzione, la Chiesa addita questo delitto come uno dei più gravi e pericolosi, spingendo così chi lo commette a ritrovare sollecitamente la strada della conversione. Nella Chiesa, infatti, la pena della scomunica è finalizzata a rendere pienamente consapevoli della gravità di un certo peccato e a favorire quindi un'adeguata conversione e penitenza." (EV n.62). Quindi la pena della scomunica colpisce tutti coloro che compartecipano all’aborto, non solo quindi del medico e della donna interessata, ma anche tutti coloro che l’hanno convinta, accompagnata e anche tutti coloro che hanno collaborato anche nell’eseguire tale intervento. Per questo tutti coloro che lavorano in un ospedale a favore dell’aborto per motivi di coscienza possono obiettare e non collaborare ad un simile delitto.
La nostra riflessione si è preoccupata di comunicare alcune posizioni che la chiesa assume a favore della vita in modo che tutti coloro che non sono del settore medico e che si trovano disorientati di fronte a quello che la TV, i giornali e internet propagandano contro la vita umana, talvolta anche stravolgendo l’utilizzo corretto dei termini o "mascherando" la verità della persona. E’ nostro compito fondamentale adoperarci in ogni settore sociale a favore della vita umana dal suo inizio alla sua fine.
Fra Alberto Onofri F.F.B.
Rivista bimestrale "Gesù confido in Te" n.13 Marzo - Aprile 2010 pp.34 -37

 

 
 
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